L’uomo che non invecchiava: il caso reale del vampiro di New Orleans

Un aristocratico europeo, bottiglie di sangue e una sparizione mai spiegata nella Louisiana del 1900

03 febbraio 2026
6 minuti

C’è un momento preciso in cui una città smette di essere soltanto un luogo e diventa un organismo vivo, capace di generare miti. New Orleans, all’inizio del Novecento, era esattamente questo: un crocevia febbrile di jazz nascente, vudù sussurrato, aristocrazie decadenti e notti troppo lunghe per essere innocenti.


Ed è in questo scenario che appare un uomo destinato a non andarsene mai davvero dalla memoria collettiva.

Si faceva chiamare Jacques St. Germain.
Nessuno seppe mai da dove venisse. Tutti seppero, invece, che non sembrava invecchiare.

La casa di Royal Street e l’uomo che appariva solo di notte

Nel cuore del Quartiere Francese, al 1039 di Royal Street, una dimora elegante e ombrosa cominciò a illuminarsi di notte. Non era insolito, a New Orleans, ma ciò che accadeva lì dentro lo era eccome. Feste sontuose, musica, risate, vino che scorreva senza limiti. L’élite cittadina entrava e usciva da quella casa come attratta da un magnete.

Il padrone di casa era impeccabile. Bello, colto, poliglotta. Parlava francese, inglese, spagnolo con naturalezza. Raccontava viaggi in Europa, aneddoti storici, episodi del passato remoto con un’intimità inquietante, come se non li avesse letti… ma vissuti.
Eppure, c’era qualcosa che non tornava.

Jacques non veniva mai visto alla luce del giorno. Arrivava la sera, spariva prima dell’alba. Durante i banchetti osservava gli altri mangiare, ma lui no: parlava, sorseggiava vino, ascoltava. Mai un boccone. Un dettaglio minuscolo, ma costante. E a volte sono proprio i dettagli ripetuti a costruire i mostri.

Con il passare delle settimane, iniziarono i mormorii.
Perché sembrava sempre avere la stessa età?
Perché parlava del Settecento come di un ricordo personale?
Perché il suo volto ricordava in modo impressionante quello del leggendario Comte de St. Germain, l’enigmatico avventuriero europeo che diceva di essere immortale?

All’inizio si rideva. Poi si smise.

Il salto dalla finestra e l’accusa che nessuno volle ascoltare

Una notte, la leggenda cambiò tono.

Una donna precipitò da una finestra della casa di Royal Street. Non morì. Sopravvisse, ferita e in stato di shock. Era una prostituta, e questo — nella New Orleans del 1900 — bastò a condannare in anticipo la sua credibilità.

Quando parlò alla polizia, disse qualcosa che gelò l’aria della stanza:
Jacques St. Germain aveva cercato di morderle il collo.
Non un’aggressione qualsiasi. Un attacco feroce, animalesco. Disse di aver visto nei suoi occhi qualcosa di non umano. Disse di essere fuggita gettandosi nel vuoto per non morire lì dentro.

Gli agenti ascoltarono. Presero appunti. Poi guardarono Jacques.
Elegante. Calmo. Rispettato. Amico di uomini potenti.
E fecero ciò che spesso la storia registra con vergogna: non credettero alla vittima.

Dissero che si trattava di una formalità. Che tutto si sarebbe chiarito il giorno dopo. Jacques sorrise, salutò cordialmente, chiuse la porta.
Quella porta non si sarebbe mai più aperta per lui.

Le bottiglie di sangue e la fuga impossibile

La mattina seguente Jacques St. Germain non si presentò al commissariato.

Gli agenti tornarono allora a Royal Street. La casa era lì. Intatta. Arredi, oggetti di valore, vestiti. Nessun segno di fuga affrettata. Nessuna valigia mancante.
Ma al piano superiore, dietro tende pesanti e finestre oscurate, fecero una scoperta che avrebbe trasformato una stranezza mondana in una leggenda nera.

Bottiglie. Decine di bottiglie.
All’interno: una miscela di vino e sangue umano.

Nessuna spiegazione. Nessuna traccia dell’uomo che le aveva conservate. Jacques St. Germain era svanito. Non arrestato. Non trovato. Non segnalato altrove. Scomparso, lasciando dietro di sé solo domande e sangue.

Da quel momento, la città smise di scherzare.
Le voci sull’immortalità, sul vampirismo, sull’identità impossibile tra Jacques e il Conte europeo non furono più solo pettegolezzi. Diventarono ipotesi sussurrate. Perché la cronaca, quella volta, non offriva alternative rassicuranti.

Quando la cronaca finisce e nasce il mito

È qui che il caso di Jacques St. Germain diventa qualcosa di più di un fatto di polizia. Perché non esiste una conclusione ufficiale. Nessun arresto. Nessun cadavere. Nessuna confessione. Solo una sparizione perfetta, quasi teatrale.

Era davvero un vampiro?
Era un eccentrico con ossessioni oscure, fuggito per evitare lo scandalo?
Oppure era davvero qualcosa di più antico, che aveva semplicemente cambiato nome e città, come già aveva fatto altre volte?

La storia non lo dice. E proprio per questo sopravvive.

New Orleans è una città che non dimentica. E ancora oggi, passando davanti a Royal Street, qualcuno abbassa la voce. Qualcuno ricorda. Qualcuno giura che certi uomini non muoiono, ma si limitano a sparire quando il mondo inizia a fare troppe domande.

Jacques St. Germain non fu mai più visto.
Ma la sua leggenda, come il sangue nelle bottiglie, è rimasta.