La Macchina che Doveva Ospitare Dio
America, 1853: uno spiritualista radicale tentò di costruire una divinità meccanica guidato dalle voci dei morti
Non pregavano Dio. Stavano cercando di assemblarlo.
Ci sono storie che non nascono dalla superstizione, ma da un eccesso di convinzione.
Quella del Motore di Dio non comincia con una seduta spiritica, ma con un pestaggio.
Nel 1844, John Murray Spear stava parlando davanti a una folla ostile a Portland. Non di fantasmi. Non di spiriti. Parlava di abolizione della schiavitù, di diritti umani, di riforme sociali. Parole che, nell’America dell’Ottocento, potevano costare care.
Quella sera gli costarono quasi la vita.
Una folla lo assalì. Lo colpì. Lo lasciò a terra. Spear cadde in coma e rimase sospeso tra la vita e la morte per mesi. Quando si risvegliò, non era più lo stesso uomo.
Disse di aver visto l’altra parte.
Le voci che arrivavano dopo la morte
All’inizio nessuno gli credette. Le visioni vennero liquidate come delirio post-traumatico. Ma Spear continuò a parlarne. Disse di aver incontrato intelligenze superiori. Di aver ricevuto istruzioni. Di essere stato scelto.
Nel 1851 affermò di comunicare regolarmente con suo padre defunto. L’anno dopo abbandonò definitivamente la Chiesa e si immerse nello spiritualismo, il movimento che prometteva contatti diretti con i morti attraverso trance, scrittura automatica e medium.
Fu durante una di queste sessioni che Spear entrò in contatto con ciò che chiamò “The Association of Beneficence”. Un collettivo di spiriti che si presentavano come le menti più brillanti della storia umana: Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, Emanuel Swedenborg.
Non volevano preghiere.
Volevano un progetto.
La rivelazione della Nuova Macchina
Secondo Spear, questi spiriti – che chiamava Electricizers – stavano lavorando dall’aldilà per redimere l’umanità. Il loro piano non era simbolico, ma ingegneristico.
Gli affidarono i progetti di una macchina che avrebbe cambiato tutto.
La chiamò in molti modi: New Power Motive, New Messiah, God Machine. Un dispositivo capace di produrre energia infinita, di autosostenersi, di diventare il corpo fisico di Dio sulla Terra. Non un motore qualsiasi, ma un’entità vivente. Pensante. Parlante.
Spear radunò un gruppo di seguaci e si ritirò in una comunità isolata. Il luogo scelto per la costruzione era High Rock: una collina ventosa, visibile da lontano, quasi un altare naturale.
Costruire un Dio pezzo per pezzo
I piani erano dettagliati. La macchina doveva essere realizzata in rame, zinco e magneti, con ingranaggi complessi e circuiti rudimentali. Il tutto montato su un tavolo di noce nera, con una struttura che ricordava vagamente un corpo umano.
Non bastava assemblarla.
Doveva nascere.
Spear organizzò un rituale che ancora oggi lascia interdetti. Una medium, Mrs. Mettler, venne designata come la “Maria” del nuovo mondo. Doveva instaurare un legame ombelicale con la macchina e trasferirle energia vitale.
Durante una cerimonia durata ore, la donna entrò in trance, simulò un parto e “diede vita” al dispositivo. I presenti giurarono di aver visto la macchina muoversi leggermente, pulsare, vibrare.
Per loro, era nata.
Il Dio che non convinse nemmeno gli spiritualisti
La notizia si diffuse, ma non come Spear sperava. Anche all’interno dello spiritualismo, molti iniziarono a prendere le distanze. Tra questi Andrew Jackson Davis, una delle voci più rispettate del movimento, che accusò Spear di delirio messianico.
La macchina venne attivata più volte. Alcuni testimoni parlarono di movimenti autonomi, di vibrazioni ritmiche. Altri non videro nulla. Nessuna energia infinita. Nessuna rivelazione divina.
Le critiche aumentarono. La pressione sociale pure.
Spear smontò il dispositivo e lo fece trasportare a Randolph, con l’intenzione di perfezionarlo. Ma non ci fu tempo.
La distruzione… o la scomparsa
Secondo la versione ufficiale, una folla inferocita fece irruzione nel magazzino dove la macchina era custodita e la distrusse completamente. Nessuna fotografia. Nessun resto documentato.
Solo parole.
Negli anni successivi, Spear dichiarò che gli spiriti gli avevano ordinato di abbandonare il progetto. L’umanità non era pronta. Il Motore di Dio doveva attendere.
Eppure, non esistono articoli di giornale che confermino la distruzione. Nessuna cronaca locale. Nessun verbale.
Alcuni sospettano che la macchina non sia mai stata distrutta. Che sia stata nascosta. Che giaccia ancora da qualche parte, incompleta, silenziosa.
Quando la fede diventa progetto
ohn Murray Spear morì nel 1887 a Philadelphia. Tornò a occuparsi di riforme sociali. Parlò sempre meno della macchina. Ma non rinnegò mai l’idea.
Il Motore di Dio resta uno degli episodi più inquietanti dello spiritualismo ottocentesco perché non prometteva miracoli. Prometteva funzionamento.
Non chiedeva di credere.
Chiedeva di accendere.
E forse è questo l’aspetto più disturbante: l’idea che qualcuno abbia davvero provato a costruire Dio… non con la fede, ma con bulloni e magneti.
